clienti protagonisti nel vino di tendenza il Prosecco

IL SOGNO DEL PROSECCO
La famiglia Bortolomiol e Veronelli Editore hanno dato vita con “Giuliano Bortolomiol – Il sogno del Prosecco” ad un’opera che non solo è un affettuoso pensiero al marito e al padre, ma soprattutto un dovuto omaggio al fondatore ed un giusto riconoscimento al pioniere del mondo del Prosecco.
La biografia fa parte della collana “Semi – I Protagonisti delle Culture Materiali” che raccoglie storie di uomini e donne che hanno lavorato e vissuto a favore della terra, agendo con le opere più che con le parole, con i prodotti più che con le intenzioni.
Autore del libro è Ettore Gobbato che nel raccontare la storia ha scelto la via della quotidianità: ha ricostruito i dialoghi e raccolto decine di testimonianze, fondendo il tutto per raccontare la vita di un uomo che a piccoli passi, con coerenza e determinazione ha trasformato il Prosecco, che era un vino che si consumava soltanto nei dintorni di Valdobbiadene e di Conegliano, in un vino internazionale che rappresenta oggi, più di ogni altro, le bollicine Made in Italy.
Una storia che inizia dal dopoguerra e parla di povertà, dignità, emigrazione, biciclette per andare a scuola, di ricostruzione del paese, e di alternative possibili.
Lo stato delle campagne era disastroso e i contadini preferivano abbandonare le colline per recarsi in pianura a cercare lavori più remunerati; era necessario convincere tutti che c’era un futuro in quel vino venduto sfuso e servito in caraffa: la storia di un sogno senza voli pindarici, ma di passi concreti; la fondazione della Confraternita, la nascita dell’Azienda, l’istituzione del Consorzio, il restauro di Villa dei Cedri, la Mostra Nazionale degli Spumanti.
Il tutto viene raccontato portando in primo piano i sentimenti familiari, la solidarietà degli amici, i piccoli gesti quotidiani, la voglia di vincere di questo protagonista della semplicità; frammenti di umanità che sono riusciti a trasformare la biografia di un imprenditore in un romanzo territoriale da leggere tutto d’un fiato che si conclude con un lieto fine: il sogno di Giuliano si è avverato nel 2009 con la DOCG, che significa maggiore garanzia per il consumatore e più tutela per i produttori per un vino che, come il Prosecco Superiore, è unico al mondo.

VALDOBBIADENE DOCG
Il Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore è ottenuto con alcune varietà di vitigni locali. Il più importante è il Glera, rustico e vigoroso, con tralci colore nocciola e grappoli piuttosto grandi, lunghi, spargoli ed alati, con acini di un bel giallo dorato, immersi nel verde brillante delle foglie.
La prima citazione scritta della sua presenza sul territorio risale al 1772 nel VIII volume de Giornale d’Italia, dove l’accademico Francesco Maria Malvolti parla della qualità della viticoltura locale.
Il Glera garantisce la struttura base al Valdobbiadene DOCG, ma possono essere utilizzati in piccola parte Verdiso, Perera e Bianchetta, varietà locali considerate minori ma preziose per completare la struttura del vino, e Pinot e Chardonnay.
Il Verdiso è coltivato nella zona dal 1700 ed era diffuso già nel XIX secolo. Viene impiegato per aumentare l’acidità e la sapidità del vino.
La Perera, anch’essa diffusa nel secolo scorso, è utilizzata per aumentare profumo e aroma. Per questo motivo si trova spesso nelle aree più alte e difficili insieme al Verdiso. Il nome si deve alla forma dell’acino o, secondo alcuni, al gusto particolare, che richiama la pera.
Infine, la Bianchetta, citata già nel Cinquecento, serve per ingentilire il vino nelle annate fredde perché la sua maturazione è precoce.
Il Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore viene prodotto con un minimo dell’85% di uve del vitigno Glera e, per un massimo del 15%, delle altre varietà citate. Nella definizione della viticoltura locale un ruolo fondamentale è stato giocato dalla prima Scuola Enologica d’Italia, ancora oggi attiva a Conegliano, dove venne studiata la migliore forma di coltivazione per la vitivinicoltura locale.
I produttori di Conegliano e Valdobbiadene iniziarono così ad interpretare al meglio i vitigni che concorrono alla produzione del proprio vino, ricamando le ripide colline di vigneti condotti a mano, e a mettere a punto la vinificazione per esaltare le caratteristiche aromatiche, l’eleganza, la freschezza e la vitalità che lo contraddistinguono.

GREEN MARK
IL PROGETTO
La mission di Bortolomiol è quella di produrre vini di grande qualità. Ma per arrivare a questo bisogna iniziare da una cura attenta e responsabile del territorio e dei vigneti. L’applicazione delle più recenti tecniche colturali nelle varie fasi fenologiche, e la difesa integrata della vite sono quindi fondamentali per Bortolomiol per il raggiungimento dei propri obiettivi nel pieno rispetto dell’ambiente e nella completa tutela dei consumatori.

L’applicazione del Protocollo di Gestione Green Mark da parte di tutti i produttori conferenti le uve all’azienda, è diventato quindi lo strumento principale che guida la produzione Bortolomiol.

Precorrendo i tempi, fin dal 2011, è stato dunque applicato con grande serietà e responsabilità questo disciplinare interno che, attraverso una serie di indicazioni tecniche a cui i conferitori si devono attenere, mira al miglioramento qualitativo dei propri prodotti ed allo stesso tempo mira ad gestione dei vigneti che abbia il minimo impatto ambientale e sia sempre più ecosostenibile.

Salvaguardare la qualità delle uve, senza compromettere la tutela dell’ambiente e la salute dell’uomo, rientra in una tradizione di forte responsabilità sociale sul territorio che da sempre contraddistingue la famiglia Bortolomiol e la unisce ai propri viticoltori.

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE

SOSTENIBILITA’ SOCIALE

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